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giovedì 8 giugno 2017

Crocifisso nei luoghi pubblici:dopo otto anni,respinto il ricorso degli atei

di Lapenna Daniele

Il 27 novembre 2009 misi la notizia anche in questo blog: "Mandas, il sindaco obbliga a mettere il crocifisso in tutti gli uffici pubblici. Multe ai trasgressori".

In quel di novembre 2009, il sindaco Umberto Oppus di un piccolo comune della Sardegna, con l’ordinanza n.21 del 23 novembre 2009, impose il crocifisso in tutti i luoghi pubblici e, per i trasgressori, preveva multe sino a 500 euro. L' ordinanza riportava: «È disposta, l’immediata affissione del crocifisso in tutti gli edifici pubblici».

IL CROCIFISSO RESTA: L' UAAR PERDE LA BATTAGLIA
Notizia di oggi, il Tar della Sardegna ha respinto il ricorso presentato dall'Uaar, l' Unione Atei ed Agnostici Razionalisti, i quali si erano opposti a questa ordinanza.
In realtà, dopo il ricorso dell' Uaar, il sindaco revocò l' ordinanza, che fu quindi tolta. L' unione degli atei, però, decise comunque di intentare una causa per il "non si sa bene qual motivo".

I giudici hanno specificato che
"la Grande Camera della Corte europea per i diritti dell'uomo, nel 2011, ha assolto l'Italia dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche, affermando che la cultura dei diritti dell'uomo non deve essere posta in contraddizione con i fondamenti religiosi della civiltà europea, a cui il cristianesimo ha dato un contributo essenziale. La Corte ha evidenziato inoltre che, secondo il principio di sussidiarietà è doveroso garantire ad ogni Paese un margine di apprezzamento quanto al valore dei simboli religiosi nella propria storia culturale e identità nazionale e quanto al luogo della loro esposizione; in caso contrario, in nome della libertà religiosa si tenderebbe paradossalmente invece a limitare o persino a negare questa libertà, finendo per escluderne dallo spazio pubblico ogni espressione".
In questo senso il crocifisso non viene considerato dai giudici di Strasburgo
"un elemento di indottrinamento, ma espressione dell'identità culturale e religiosa dei Paesi di tradizione cristiana".


FONTI E LINK UTILI

lunedì 5 giugno 2017

Facebook,commenti di odio contro i vigili:sanzioni sino a 6000 euro

di Lapenna Daniele

Ormai si sa, le persone sfogano la loro ira sui social network, contro una qualche categoria o una persona specifica. Quando però l' insulto colpisce un "corpo politico, amministrativo o giudiziario", si rischia di incorrere in multe che possono arrivare anche a 5.000 euro.

ESPLODE L' ODIO
Sui vari social e quotidiani on line, a marzo, fu pubblicata una notizia in merito alla quantità di sanzioni effettuate dai corpi di polizia municipale locali nelle varie grandi città.
Molti cittadini di Firenze - classificata al secondo posto, per numero di multe, dopo Milano - si sono sfogati contro i vigili con questi commenti: «Infami», «Str...», «Odio puro», «Str...e zozzi», «Pezzi di m...», «Teste di c...», «Bastardi infami», «Inutili» e tanti altri.
Ovviamente, i tutori dell' ordine non ci sono stati a queste offese, soprattutto perché hanno e stanno effettuando un lavoro per il quale sono pagati per farlo, e quindi sono partite le denunce.

OFFESE DA 6000 EURO
Si tratta della violazione dell' art. 342 del codice penale, che recita:
«Chiunque offende l'onore o il prestigio di un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o di una rappresentanza di esso, o di una pubblica Autorità costituita in collegio, al cospetto del Corpo, della rappresentanza o del collegio, è punito con la multa da euro 1.000 a euro 5.000.
La stessa pena si applica a chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica, o con scritto o disegno, diretti al Corpo, alla rappresentanza o al collegio, a causa delle sue funzioni.
La pena è della multa da euro 2.000 a euro 6.000 se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato»

I PRECEDENTI
Non è la prima volta che accade, visto che a Monsummano Terme (provincia di Pistoia), dopo le offese scritte sui social dagli utenti, indirizzate sempre ai vigili urbani, a causa di un video che ritraeva una volante con a bordo uno strumento interpretato come autovelox. In realtà si trattava di un Targa System, un meccanismo per individuare gli automobilisti sprovvisti di assicurazione, rilevando il numero di targa.
Il comandante, intervistato dal quotidiano locale, disse «La gente deve capire che Facebook non è una lavagna virtuale su cui sfogare di tutto».

venerdì 2 giugno 2017

Preleva al bancomat:rapinato da un algerino che,in realtà,è italiano.Il problema delle news "incerte"

di Lapenna Daniele


Quando le persone invitano a diffidare delle notizie pubblicate dai quotidiani (cartacei o virtuali), dai blog o dalle pagine Facebook, ripenso sempre al fatto che i giornalisti non sanno mai la vera realtà dei fatti, e gli utenti, spesso, se ne dimenticano di questo particolare.

La fretta di pubblicare uno scoop porta a riportare il falso, anche se spesso non è per cattiveria, ma solo per la mancanza di dettagli sufficienti a sostenere una tesi che, comunque, viene espressa.
È il caso di una notizia pubblicata oggi, di un fatto accaduto l' altro ieri a Cagliari: un uomo preleva del denaro contante da un terminale ATM (volgarmente chiamato "sportello bancomat"), un altro uomo lo deruba e fugge via. Il ladro, a quanto viene riportato immediatamente, è forse algerino, ma sicuramente straniero.