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lunedì 24 agosto 2015

Una vita senza OGM? Saremmo tutti morti

di Lapenna Daniele

#ogm #bio #alimentazione #cibo  #biotech

Sugli OGM ( Organismi Geneticamente Modificati ) ci sono cotanti articoli sul web, che mi pare veramente superfluo fare un post apposito per spiegarlo ( se qualcuno volesse farlo, mi invia l' articolo e lo pubblico ).
Ci sono quelli che la demonizzano, citano tutti gli effetti dannosi a lungo termine ( perché,a quanto dicono gli studi e a quanto troviamo riscontro sulla nostra salute, a breve termine non ci sono ) e quelli che la sostengono dacché è necessaria.
Ricordiamo brevemente che un Ogm è « un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato alterato in modo diverso da quanto si verifica in natura mediante accoppiamento o incrocio o con la ricombinazione genetica naturale » ( questo è ciò che riporta la direttiva 2001/18/CE, che è stata modificata dall' Unione Europea con la direttiva 2015/412  - Leggi "Ogm: in breve la nuova direttiva europea").

Ma veniamo al punto principale che richiama il titolo. Son capitato sul sito web albanesi.it che tratta argomenti soprattutto sulla salute e nutrizione, ed ho avuto modo di leggere un articolo proprio sugli ogm
( questo il link all' articolo ).
Ho trovato, verso la fine dell' articolo, il loro parere in merito alla questione, e debbo dire che è interessante da leggere. Lo pubblico in modo completo qui sotto:

giovedì 20 agosto 2015

Gli articoli più letti

di Lapenna Daniele

Ho voluto togliere le notizie messe alla rinfusa nel menu laterale raggruppandole in un' unica sezione degli articoli più visualizzati, più commentati e più discussi di questo blog non solo qui, ma anche sui social dove pubblico i link degli articoli.
La sezione è quella che vedete qui sopra:
NEW - Articoli più letti

Spesso nascono discussioni e spunti interessanti, e si arriva spesso anche a completare le informazioni degli articoli: si riesce ad informare, a dare informazioni e spunti utili alle persone, indirizzandoli, incuriosendoli portandoli ad informarsi approfondendo gli argomenti trattati.
Spero la sezione sia di vostro gradimento. Sarà in continuo aggiornamento.

Un grazie a tutti i lettori e gli utenti che hanno dato e daranno il loro contributo. E anche a chi passa solo per dare una spulciatina. Diffondiamo notizie utili e buone.

Ricordo che il blog è aperto a qualsiasi utente, ed ognuno può pubblicare un proprio post, basta inviarmelo via mail.

Un saluto a tutti e buon proseguo di estate!

martedì 18 agosto 2015

"Migranti, esempio del Veneto". Il governatore leghista Zaia dimostra che con l' integrazione ne giovano sia la regione che gli immigrati


Può sembrare assurdo, ma non lo è: una giunta della Lega Nord che dà la cittadinanza e un lavoro agli immigrati.
Forse è questa l' idea di base leghista trasformata in un risvolto positivo per l' Italia e per gli stessi immigrati che fuggono dai loro Paesi in guerra?

« Non sono filoleghista, sono comunista: bere Coca Cola o fumare Marlboro per me è eresia ».
Abdallah Khezraji, chiamato "il marocchino di Treviso", è in Veneto da oltre vent’anni, la cittadinanza gliel’ha data Giancarlo Gentilini, il sindaco sceriffo che nel 1997 ha fatto togliere le panchine perché le usavano gli immigrati. Incredibile.
Oggi invece è divenuto vicepresidente della Consulta regionale per l’immigrazione presieduta da Luca Zaia e nata negli Anni 90 con la prima legge regionale sulla materia. « Da quando sono stato eletto il mio impegno è stato conciliare Lega e immigrati e abbiamo anche creato il primo sportello per gli immigrati d’Italia nel 1996 ».
Oggi la Consulta distribuisce risorse alle associazioni straniere, promuove progetti d’orientamento scolastico e formazione linguistica grazie anche ai finanziamenti Ue (oltre 7,4 milioni). Ha istituto, con la Regione, un fondo per il rimpatrio volontario produttivo « per chi non ce la fa qui »: 15mila euro per aprire un’attività nel Paese d’origine, in rete con i consolati di Albania, Romania, Marocco e Senegal, « per non buttare soldi ».

Lo dice perfino Khezraji: « Bisogna distinguere tra profughi e immigrati ».
Gli immigrati stranieri in Veneto (dati 2014) sono 514mila, il 10,4% dei residenti, e un decimo di tutti gli stranieri d’Italia. La regione è quarta per densità di immigrati e terza per stranieri regolarmente residenti.
Gli immigrati disoccupati sono 42mila sui circa 200mila.

prosegui a leggere l' articolo completo su
http://www.lastampa.it/2015/08/18/italia/cronache/migranti-lesempio-del-veneto-fW4NY1TNALKsl6e9KRBbvK/pagina.html

domenica 16 agosto 2015

Pignoramenti: stipendi e pensioni più protetti. Tutte le novità del decreto “Giustizia e fallimenti”


In caso di fallimenti stipendi e pensioni saranno più protetti dai pignoramenti: è una delle novità più importanti del decreto legge n. 83 del 2015 “Giustizia e Fallimenti, che mette le pensioni al riparo dal pignoramento fino a 672 euro, cioè una cifra pari a una volta e mezzo l’assegno sociale. Mentre gli stipendi non potranno essere toccati fino a 1.344 euro al mese, ovvero tre volte l’assegno sociale.
Il decreto contiene misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale civile e di organizzazione e funzionamento dell’amministrazione giudiziaria oltre ad alcune norme sull’Ilva

I dettagli all' articolo completo su BlitzQuotidiano.it

mercoledì 12 agosto 2015

Supermercati aperti a Ferragosto: con la scusa della famiglia, esplode la protesta. Perché lamentarsi per un lavoro che si è scelto di fare?

di Lapenna Daniele
#GDO #supermercati #ipermercati #ferragosto #lavoro

Ancora una festa. Ancora una protesta.
"Non si può lavorare nei giorni di festa!" urlano i dipendenti delle grandi e medie catene di supermercati d' Italia. "E i valori della famiglia? Dove li mettiamo?".
Peccato che i valori ( non solo della famiglia ) vengano schiacciati anche nei giorni di festa.
Ma questo è un altro discorso.

APERTI A FERRAGOSTO
Anche quest' anno molti ipermercati saranno aperti il 15 di Agosto. Tralasciando il fatto che nessuno sa perché questo giorno non si lavori ( qui un link per informarsi un pò ), i dipendenti potestano a gran voce:
« Ancora una volta saremo privati dell’affetto della famiglia – denuncia una commessa, che è voluta rimanere anonima, che sabato prossimo dovrà coprire il turno nel supermercato dove lavora – A causa di una decisione che non porterà dei vantaggi per nessuno ». Già, perché a quanto dice, « non c'è nessun guadagno extra nei giorni festivi, né per i dipendenti, né per i titolari ».
E prosegue « Spesso ho dovuto coprire il turno della domenica con grande sacrificio visto che è l’unico giorno in cui posso stare in famiglia e poter vedere gli amici. Ma purtroppo non posso permettermi di lasciare questo lavoro. Mentre i miei figli saranno al mare, io trascorrerò il Ferragosto tra gli scaffali del supermercato ».
I sindacati ovviamente si accodano inneggiando proteste e scioperi, anche se si sa che alla fine non ci saranno astensioni dal lavoro, se non quelle di chi il 15 di Agosto avrà il giorno libero ( anche se forse la maggior parte avrà altro da fare che protestare fuori i supermercati ).

LAMENTELE DEI BAMBINI-LAVORATORI
Una domanda sorge spontanea: quando avete inviato il vostro Curriculum all' ipermercato, ed avete sostenuto il colloquio, sapevate che questo sarebbe rimasto aperto anche le domeniche e i giorni festivi? Oppure pensavate che non sareste stati voi a lavorare in quei giorni?
É un pò come andare a lavorare in miniera e poi lamentarsi che si sta sempre col piccone in mano.
Ma non è assurdo? É mai possibile che l' italiano medio si lamenti anche delle scelte che lui stesso fa dando la colpa sempre agli altri? Qualcuno li ha costretti a lavorare negli ipermercati? Sapevano che turni avrebbero fatto? E non inventassero stupidaggini, perché qualsiasi colloquio si fa per un discount o supermercato, i direttori espongono, nel colloquio generale con i candidati, le condizioni lavorative, gli orari e le paghe. Quindi inventatevi altre scuse.

domenica 9 agosto 2015

Sardegna, aumentano i turisti che rubano la sabbia delle spiagge: ignari del reato, rispondono in malo modo alle guardie dell' aeroporto

#sardegna #spiagge #reati #sabbia

CAGLIARI – Turisti presi con la sabbia nel sacco.
Succede all’aeroporto di Cagliari-Elmas dove quotidianamente gli addetti ai controlli di sicurezza sono costretti a ispezionare valigie cariche di conchiglie e kg di spiagge imbottigliate per souvenir. Un turista ne aveva addirittura 25 kg. Dalle foto ( qui il link diretto a quella che vedete a sinistra ) di quei bottini è nata una pagina Facebook intitolata "Sardegna rubata e depredata" che documenta l’enorme quantità di materiale rimasto al controllo bagagli.

Chiunque ci sia dietro all’iniziativa vuole restare anonimo, ma è chiaro che si tratti di personale in servizio all’aeroporto. Sulla pagina Facebook si legge: “Con la scusa del souvenir, ogni anno turisti e non sottraggono all’isola ciò che la natura ha impiegato millenni a creare. Il furto di sabbia è un reato” avvertono.

E il fatto curioso è proprio questo, la maggior parte dei turisti fermati risponde in malo modo alle guardie aeroportuali perché non è affatto consapevole di aver commesso un illecito. Lo dice il Codice della Navigazione (articolo 1162): “Chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale (…) è punito con l’arresto fino a due mesi ovvero con l’ammenda fino a lire duecentomila”.

Il prossimo passo, si legge sulla pagina Fb, è presentare una petizione al Consiglio regionale perché si faccia carico del problema con iniziative di legge, ma soprattutto di promozione. “Basterebbe consegnare a ogni turista che arriva in Sardegna un volantino per spiegare quanto il suo gesto sia grave e danneggi l’ambiente e ci vorrebbero anche maggiori controlli sulle spiagge”.

giovedì 6 agosto 2015

Io regalo: il gruppo che ricicla l' usato col dono

di Angela Siliberto

Si discute ogni giorno dell' utilità di internet. Spesso se ne fa un uso scorretto, altre volte ( e sicuramente sono tantissime ) si rivela uno strumento veramente utile, efficace ed anche positivo per chiunque.

Io regalo”, è un gruppo creato su Facebook che combatte gli sprechi attraverso il dono.
Si tratta di uno spazio aperto a tutti dove è possibile regalare gli oggetti che non si utilizzano più. Un modo non solo per aiutare chi è in difficoltà ma anche per combattere gli sprechi.

IO NON BUTTO, REGALO
A tutti è capitato di avere per casa oggetti che non servono più: un regalo poco gradito, vestiti dismessi, quel vecchio divano che non si sa dove sistemare nel nuovo appartamento. Tutti fatichiamo a disfarcene e ci ostiniamo a conservarli nei posti più disparati, dalle cantine alle soffitte, sino in scatoloni dove molti oggetti rimarranno per chissà quanto tempo in attesa di esser traslocati in qualche altro contenitore. Si penserà che potrebbero tornare utili un giorno, ma poi alla fine verranno persino dimenticati.
Per non lasciare questi oggetti riempirsi di polvere rimanendo inutili ed inutilizzati, è nato su Facebook questo gruppo solidale che scambia oggetti non più utilizzati. Non si tratta di baratto o vendita: nel gruppo si regalano oggetti usati che non servono più.

L’iniziativa è nata nel 2012 da un’idea di Roberto Regonesi con il gruppo Io regalo Lombardia che oggi conta più di 11mila membri. Successivamente si è estesa anche ad altre regioni italiane: oggi è la Puglia con il gruppo "Io regalo Puglia" a detenere il miglior risultato con circa 23mila iscritti al gruppo. Segue il Piemonte ( "Io regalo Piemonte" ) con 10mila iscritti, anche se il numero di adesioni è in continua crescita in tutti i gruppi. L’ultimo gruppo nato è quello della Calabria che, in fase di avviamento, conta già più di 2mila adesioni.

Cassazione: la perdita di lavoro non costituisce grave danno. Condannato imprenditore in crisi che non pagò le tasse per privilegiare gli stipendi dei dipendenti


Misteri della vita. Una sentenza della corte di Cassazione sostiene che la perdita del lavoro non costituisce un «grave danno alla persona». Questo per quel che riguarda il codice penale.
Per questa ragione, l'imprenditore che non paga le tasse per poter pagare gli stipendi ai suoi dipendenti e «salvarli dalla disoccupazione» deve essere condannato.
Lo prevede la Cassazione, che in una recente sentenza ha confermato i quattro mesi di reclusione inflitti dalla Corte d'appello di Torino a un imprenditore del Cuneese.
 
Il datore di lavoro era stato accusato di mancato versamento dell'Iva (anno di imposta 2006) per circa 300mila euro. Davanti ai magistrati l'imprenditore aveva accampato come giustificazione il fatto che l'azienda era caduta in una grave crisi di liquidità e che lui aveva preferito privilegiare il pagamento degli stipendi per salvaguardare il loro posto di lavoro. L'imputato aveva invocato lo «stato di necessità», che in base al codice esclude la punibilità di chi ha commesso un fatto per «salvare sé o altri dal pericolo di un danno grave alla persona».

La sentenza ha ribadito che «Pur essendo fuori discussione che il diritto al lavoro è costituzionalmente garantito, e che il lavoro contribuisce alla formazione e allo sviluppo della persona umana, deve escludersi tuttavia che la sua perdita costituisca, in quanto tale, un grave danno alla persona», sotto il profilo dell'articolo 54 del codice penale (lo «stato di necessità»).

La sentenza fa discutere, sia in linea di principio, sul valore del lavoro per le persone, sia rispetto al fatto che altre sentenze, in particolare nel civile, hanno sostenuto il contrario. Le sentenze della Cassazione sezione civile da anni ribadiscono infatti che di fronte a due diritti lesi quello del lavoro resti preminente.
Come è possibile che la Cassazione abbia due visioni diverse del peso e dell'importanza del lavoro?

mercoledì 5 agosto 2015

Di fronte alla morte, siamo tutti uguali

di Lapenna Daniele

Siamo diversi. Ognuno ha i propri interessi, le proprie idee, i propri credi,i propri gusti, i propri tempi, ma abbiamo talmente tante altre cose in comune, che spesso ce ne dimentichiamo, credendoci completamente diversi l' un l' altro.

Tutti ci arrabbiamo di fronte a un' ingiustizia, sia essa verso i deboli, verso di noi o verso le nostre idee. Tutti ci comportiamo alla stessa maniera per difendere un' idea o per affermare un' evidenza. Tutti proviamo paura.

6 Agosto 1945. Ore 2:00. Il colonnello Paul Tibbets fa decollare il bombardiere  B-29, chiamato "Enola Gay", il nome di sua madre, da una piccola isola del Pacifico. Destinazione: Hiroshima, Giappone.
Ore 8, 15 minuti e 17 secondi: a quota 9.000 metri l' aereo sgancia una bomba di 4.400 chilogrammi.
A 580 metri dal suolo... esplode.
Nel punto dell' esplosione, la temperatura dell' aria è di 60 milioni di gradi. Un lampo bianco avvolge tutta la città. Migliaia di persone muoiono all' istante carbonizzati senza che si possano accorgere della loro morte visto che la velocità dell' onda d' urto è di 3.000 metri al secondo. Ogni secondo, la potenza forza della bomba percorre 3 chilometri. Una velocità spaventosamente assurda.
80mila morti nell' esplosione. 60 mila morti nei mesi successivi.



Nessun individuo può decidere quando un altro individuo debba morire. Nessuno può decidere la vita di un singolo, né di migliaia o milioni di persone. Ogni crimine è uguale ad un altro crimine. Non esiste il delitto peggiore e quello più leggero. Sono tutti crimini dello stesso livello.
Ci ricordiamo spesso i crimini più famosi, ma ne dimentichiamo tanti altri.Si identificano i crimini con i nomi di singole persone, ma dimentichiamo che queste erano solo i mandanti. Un uomo può ordinare di bruciare o uccidere delle persone, ma se non si eseguisse materialmente l' ordine, nessuno morirebbe.
É l' azione che produce la morte, e non il pensiero.
Non ci vuol nulla a fermare un singolo uomo che vuole la morte. Quando però anche le persone intorno a lui hanno la stessa sciagurata idea che la vita altrui sia nelle loro mani, è la fine per tutti.

Ricordiamo la morte, ma lottiamo per la vita.

martedì 4 agosto 2015

Ti siedi, mangi e non paghi: nella stagione estiva aumenta il fenomeno del fuggire dal ristorante senza pagare il conto

di Lapenna Daniele

Si sa che quando si usufrisce di un servizio o si preleva un bene, alimentare o no che sia, è un dovere pagarlo, visto che che nella società ogni oggetto ha un costo, ogni servizio ha una manodopera e quindi non si può "fare i portoghesi".

Peccato che molti non la pensino così.

Nell' ultimo mese a Cagliari sta aumentando il fenomeno di non pagare il cibo consumato al ristorante.
Un ristoratore racconta « questo inverno con la scusa di fumare una sigaretta, una coppia di giovani è fuggita senza pagare. Li ho rincorsi e ritrovati in una strada vicina, e con tutta tranquillità mi hanno detto che nel locale avevano lasciato il giubbotto in pelle che valeva più della cena ».
Ad un altro titolare è accaduto che non abbiano pagato persino persone conosciute "Ma si può scappare senza pagare il conto...chiedendo di uscire per fumare...da una "ragazza" con due ragazzi. Conoscendoli pure di vista!!!! che gente....Uno dei tre non dico chi... CONOSCO nome e cognome, siccome la ragazza ha dimenticato un maglione nero, spero tornino a prenderlo dicendo che era solo una ragazzata... Altrimenti in questi giorni oltre la denuncia metterò NOME e COGNOME .... Il bello... Una di queste tre persone scappate é stata immortalata in una foto scattata da un tavolo vicino...!!! Che figura ragazzi.... ».
E che dire del titolare della pizzeria sul litorale di Quartu ( vicino Cagliari ) che ha visto, grazie alle telecamere di sicurezza che hanno anche ripreso il numero di targa dell' auto, un gruppo che è letteralmente fuggita in tutta fretta dopo aver consumato il loro pasto.
Episodi del genere però ( e purtroppo ), accadono un pò in tutta Italia.