venerdì 25 maggio 2018

62enne licenziato e sostituito da una macchina dopo 30 anni di lavoro,e neanche un giorno di malattia


«La nostra società, in seguito a una riorganizzazione aziendale e ottimizzazione dei processi produttivi, ha installato una macchina, denominata Paint cap applicator, che svolge in automatico il medesimo lavoro sino ad oggi da lei svolto. È stata così soppressa la sua posizione».
Oussmou è un operaio di 62 anni, vicinissimo alla pensione. Ad aprile però è stato licenziato dall'azienda in cui lavorava, la Greif, una multinazionale che produce imballaggi con uno stabilimento a Melzo, e sostituito da un macchinario
La macchina che ha sostituito Oussmou - fa sapere l'azienda nella lettera in cui ha comunicato il licenziamento - «svolge in automatico il medesimo lavoro sino a oggi da lei svolto». 

A soli cinque anni dalla pensione, con un nucleo famigliare di sette persone e con la mano destra inabile proprio a causa di un incidente avvenuto all'inizio degli anni Novanta nella stessa azienda che lo ha licenziato, Oussmou si ritrova oggi senza lavoro, rimpiazzato da una macchina. 

LA MODIFICA DELL' ART. 18
Su LaStampa leggiamo che non c’è stata la conciliazione con l’azienda. Al tavolo che si è tenuto all’Ufficio provinciale del lavoro, in presenza di un rappresentante sindacale della Fiom Cgil, l' uomo ha rifiutato il denaro offerto dalla multinazionale, perché lui vuole arrivare alla pensione.
Ha così deciso di impugnare la lettera di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

L' uomo è stato licenziato e, anche se il licenziamento è illegittima, non può rientrare sul posto di lavoro per colpa della modifica dell' art.18 e quindi può solo accettare del denaro.
Che se ne fa del denaro - tra l' altro diminuito in proporzione ai mesi persi - se, quando finiranno, non potrà comunque chiedere la pensione?

Poteva esser ricollocato in un altro posto della stessa azienda e, invece, siccome il lavoratore non è tutelato, si ritrova, dopo 30, e dico 30 anni di lavoro, senza la sicurezza di potersi vivere la vecchiaia in pensione. Quando lavori da decenni per la stessa azienda, è ingiusto e ingrato esser mandato via senza esser ricollocato altrove.
Proprio perché menomato, dovrebbe esser ancor più tutelato perché troverà ancor più difficoltà a cercare lavoro.

martedì 22 maggio 2018

Facebook non funziona: in varie nazioni del mondo è impossibile accedere al sito del social dalle 14:30. Attivo l' hashtag #Facebookdown

di Lapenna Daniele


22 maggio 2018 - Chi è iscritto al social network Facebook si sarà accorto che il sito web, da diverse ore non funziona.
Diversi siti web stanno monitorando la situazione in tempo reale.
Sul sito web https://istheservicedown.co.uk/status/facebook scopriamo che il problema è in atto dalle 14:30 circa.

Su Twitter gli utenti si stanno aggiornando, e molti ipotizzano anche un attacco hacker e, quindi, un possibile pericolo per i dati personali di milioni di utenti.
Altri, invece, suppongono sia un' azione voluta da Zuckenberg in vista del colloquio che Tajani, il presidente del Parlamento Europeo, desidera avere con il creatore di Facebook.
Dopo lo scandalo dei dati degli utenti passati alle agenzie terze, anche il Parlamento Europeo vuole chiarire il modus operandi del social network e la reale affidabilità di gestione dei dati personali degli utenti da parte del sito.

Un altro premier non eletto dal popolo? No, si tratta di fake news

di Lapenna Daniele


Se vi chiedessi « L' Italia ha mai avuto un presidente del consiglio non eletto dal popolo? » sono sicuro che moltissimi di voi risponderanno « ! » e forse farete i nomi di Matteo Renzi oppure Mario Monti.
Il nome del premier fatto da Salvini e Di Maio è Giuseppe Conte che non è un politico e, stando ai post rabbiosi degli utenti dei social network, sarebbe l' ennesimo premier non eletto dal popolo.
Ma è veramente così? Ovviamente no, e vi spiego il perché.

I PREMIER SONO SEMPRE ELETTI DAL POPOLO
Ebbene sì, anche se ci crederete poco, ogni presidente del consiglio è stato (e verrà) eletto dal popolo, seppur indirettamente.
L' Italia è una Repubblica Parlamentare ovvero uno Stato dove il governo che guida la nazione è retto dalla maggioranza dei parlamentari eletti indirettamente dai cittadini. Si dice indirettamente perché, sino ad oggi, un cittadino sceglie il partito e non, nome per nome, i parlamentari che vorrebbe "mandare" alla Camera e al Senato: tu voti il partito e, in base alla legge elettorale vigente, al Parlamento andranno determinati candidati delle varie liste politiche.
Il partito vincente, dunque, se ottiene la maggioranza dei voti (stabilita dalla legge elettorale approvata dal Parlamento) alle elezioni, potrà proporre al Presidente della Repubblica il nome del Premier. Il popolo ha votato il partito e, se il rappresentante dello stesso proponesse un altro nome, questi sarebbe sempre frutto della scelta dei loro votanti.

Secondo l' art. 92 della Costituzione della Repubblica Italiana redatta nel 1947 e divenuta operativa il 1° gennaio 1948:
« Il Governo della Repubblica è composto
dal Presidente del Consiglio e dai Ministri,
che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

Il Presidente della Repubblica
nomina
il Presidente del Consiglio dei Ministri e,
su proposta di questo, i Ministri
»

Vediamo, di seguito, gli altri casi in cui il premier in carica rassegnò le dimissioni mentre, il Presidente della Repubblica in carica, nominò un Presidente del Consiglio senza indire nuove elezioni.

COME ACCADDE NEL 2011...

Il 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi salì al Quirinale per rassegnare le proprie dimissioni: terminò, dopo 1287 giorni, il quarto Governo Berlusconi.
Il 9 novembre, l' allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nominò Mario Monti senatore a vita e, dopo, lo incaricò di formare una squadra di governo.
Il 16 novembre, Monti propose la lista di ministri a Napolitano e ottenne la fiducia al Senato il 17 novembre 2011 con 281 sì, 25 no e alla Camera il 18 novembre 2011 con 556 sì, 61 no.
La fiducia la ottenne con i voti dei parlamentari di Camera e Senato: secondo quanto prevede la Costituzione, questi parlamentari furono eletti con i voti del popolo che decretò i partiti che sarebbero entrati in Parlamento.
Dunque, Mario Monti venne "votato" e "scelto" dal popolo, seppur indirettamente.

Una domanda che possiamo porci è:
COSA SAREBBE ACCADUTO SE IL GOVERNO MONTI NON AVESSE OTTENUTO LA FIDUCIA DI ENTRAMBE LE CAMERE?


lunedì 21 maggio 2018

«Sono stato picchiato dagli agenti nella cella zero».Parla il detenuto finito in coma a Poggioreale dopo le percosse subite


Roberto Leva, ex tossicodipendente, era stato arrestato e doveva scontare una pena detentiva di sei mesi al carcere di Poggioreale (Napoli).
La notte del 28 aprile, a poche ore dall' arresto, si sente poco bene, e chiama la guardia per farsi portare in infermeria. Però, viene condotto nella nota "cella zero": diversi agenti, che indossano dei guanti, lo picchiano in testa, sulle braccia, sul naso, sui denti, e anche sui testicoli. Roberto perde conoscenza e va in coma.
Le sorelle hanno denunciano le percosse operato dalle guardie, ma il carcere nega.
Roberto si è svegliato e decide di spiegare cosa gli è accaduto: «Mi hanno portato nel cosiddetto "zero", mi hanno picchiato fino a farmi andare in coma, mi hanno colpito per tutto il corpo, anche ai testicoli per farmi perdere i sensi. Non è vero che il carcere di Poggioreale è cambiato», ha raccontato a Fanpage. 
C'è un'inchiesta della magistratura sul caso. Fanpage, in un servizio del 2014, aveva già denunciato la cella zero, definita la cella delle percosse: sui presunti maltrattamenti ai detenuti c'è un processo in corso. 



LA VERSIONE DAL CARCERE
La risposta dal carcere è stata che Roberto soffre di epilessia (come Stefano Cucchi) e che quindi si è provocato, da solo, quei traumi. Le ferite,  come lui stesso mostra e come spiegano le sue sorelle, non sembrano causate da una crisi epilettica: «Quando mi vengono le crisi, io mi irrigidisco: mia moglie mi getta dell' acqua in faccia e poi mi passa, e mi riprendo, ma non mi scasso [mi faccio male da solo]».
Ma la cosiddetta "cella zero" è famosa perché, negli anni scorsi, fu oggetto di denunce da parte di decine e decine di detenuti.

«I boss mi vogliono morto,e qualcuno vorrebbe aiutarli,isolandomi».La denuncia del giornalista Paolo Borrometi,sotto scorta dopo minacce di morte da parte di boss mafiosi

Dalla pagina Facebook di Paolo Borrometi

« Adesso basta, sono stato in silenzio ma davanti alle menzogne devo parlare!

Sono stato in silenzio, con il mio dolore e la mia paura, per tanto tempo, continuando a fare solo il mio lavoro. Ho pensato che il silenzio fosse la migliore delle strade, ma davanti alla falsificazione della realtà non posso che reagire pubblicamente.

Non ho replicato alle parole di chi, difendendo il capomafia Salvatore Giuliano (quello che per gli Inquirenti avrebbe ordinato il mio attentato), mi insultava e tentava di farlo passare come vittima.
Peccato che si dimenticava di dire come Giuliano sia stato condannato per mafia, oltre che per tanti altri reati, e sia stato in galera per oltre venti anni (e che ha un processo per minacce di morte nei miei confronti, tentata violenza privata, aggravata dal metodo mafioso).

Sono stato in silenzio quando un giornale online siracusano (il cui direttore è uscito da poco dagli arresti domiciliari) mi attaccava, pubblicando scritti di un capomafia, Alessio Attanasio, al carcere duro ed in isolamento (come fanno ad averli prima loro dei diretti interessati?).
Sono stato in silenzio, perché io ho fiducia nella Giustizia.
È questo un difetto?
Se fidarmi degli inquirenti e dei magistrati è un difetto, mi accuso: ho questo grande difetto.
Oggi, però, non posso più rimanere in silenzio.

L’ennesimo comunicato stampa di avvocati di pregiudicati, tenta di stravolgere la realtà.
Il Tribunale de Riesame di Catania ha, purtroppo, confermato il tentativo del gravissimo attentato con un’autobomba nei miei confronti e nei confronti della mia scorta.
Addirittura, cito testualmente, si dice che “sono accertati i contatti tra Giuliano ed il clan Cappello” per la realizzazione dell’attentato.
Forse per qualcuno il vero problema è che io non sia ancora morto, che sono vivo e continuo a scrivere.
Non rimango in silenzio questa volta, visto che parliamo non della mia (sola) vita, ma di quella di 5 persone della mia scorta, delle loro famiglie, dei nostri affetti, e non accetto che qualcuno continui con questo “mascariamento”.

Adesso basta.
I boss mi vogliono morto, e qualcuno vorrebbe aiutarli, isolandomi.
Mi affido, ancora una volta, a Voi.
Aiutatemi, aiutiamoci: solo facendo squadra potremo uscire da questo inferno, perché nella nostra Terra i simboli sono tutto e non si può più rimanere in silenzio»

CHI È PAOLO BORROMETI
Nato a Ragusa il 1º febbraio 1983, Paolo Borrometi vive sotto scorta dal 2014 a causa di continue minacce per le sue inchieste sulla mafia palermitana. Il 16 aprile del 2014 fu aggredito da uomini incappucciati: la violenza gli provocò una grave menomazione alla mobilità della spalla

Nel 2013 ha fondato la testata giornalistica La Spia sulla quale pubblica, grazie anche al lavoro della sua squadra, inchieste sulla corruzione e mafia in Sicilia.
Nel 2017 subisce un furto nella sua abitazione: spariscono dei documenti e un hard disk.

Le indagini di Borrometi sulla criminalità organizzata indagano i lati oscuri del siracusano e del ragusano: dall'azienda commissariata per mafia Italgas, ai trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla "via della droga", il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provinca di #Ragusa.

L' aprile scorso escono le intercettazioni (risalenti però a gennaio scorso) tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro dell'organizzazione, Giuseppe Vizzini:
«Fallo ammazzare, ma che cazzo ci interessa» parlano, riferendosi a Borrometi, proseguendo
«Lo sai che ti dico? Ogni tanto un morto vedi che serve… Per dare una calmata a tutti. C'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli».

In un' altra intercettazione Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, con altre minacce.

PUO' INTERESSARTI
Giornalisti sotto scorta: la mafia continua a minacciare,ma il loro grande lavoro non si ferma
Federica Angeli, Paolo Borrometi, Nello Trocchio, sono alcuni dei tanti giornalisti minacciati da boss mafiosi. Diversi sono sotto scorta. Ecco chi sono e cosa hanno fatto

venerdì 18 maggio 2018

"Io non ci casco!": ecco i modi per riconoscere le truffe dei falsi buoni sconto

di Lapenna Daniele


Il mese scorso pubblicai un articolo sulle truffe dei falsi buoni sconto con le immagini dei più frequenti finti buoni spesa invitando a non condividere questi messaggi né, ovviamente, a cliccare sui link.
Accade (come questo che vedete a destra) di riceverli su WhatsApp credendo che sia stato un nostro contatto a inviarcelo. Succede un po' come accadde anni fa su Facebook con un malware che si diffuse rapidamente: si visualizzava la falsa notifica che ci informava come un nostro contatto ci avesse segnalato il profilo. Bastava cliccarci per, non solo non visualizzare alcuna notifica, ma diffondere il malware inviandolo ai propri contatti.

L'  Autorità dell' Antitrust ha pubblicato, sul sito dell' AGCM, l' Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, un vademecum per riconoscere queste truffe chiamato "Io non ci casco!".
Andiamolo a vedere.

LE TRE CONDOTTE INGANNEVOLI
Sono tre i modi per mezzo dei quali, dei convincenti truffatori, riescono a estorcere dati personali e anche del denaro (anziché darlo come sconto), e sono i seguenti:
  1. CONTATTO TELEFONICO  con il consumatore: in genere si chiede di partecipare ad un sondaggio per ricevere un catalogo e vincere dei buoni sconto per l’eventuale acquisto di determinati prodotti del supermercato
  2. Successiva VISITA DI UN INCARICATO che consegna un catalogo di prodotti dopo la sottoscrizione (con la nostra firma) di una “semplice ricevuta”
  3. Ulteriore   VISITA DI UN ALTRO INCARICATO che comunica l’avvenuta sottoscrizione di un contratto a tutti gli effetti, che impegna  all’acquisto di  vari  prodotti  per  un  importo  minimo nell’arco di qualche anno
COSA COMPORTA CADERE NELLA TRUFFA
Potrebbe capitare di ricevere  una  telefonata, con la quale ci informano che, rispondendo ad alcune semplici domande per un sondaggio, potremmo usufruire di un buono sconto per l’eventuale acquisto di alcuni prodotti per la casa, quali articoli di arredo, per la cucina, per l’igiene o
anche mobili ed elettrodomestici, illustrati in un catalogo che ci verrà consegnato
A questo seguirà la visita (a casa) di un incaricato che ci farà firmare un foglio come "ricevuta di avvenuta consegna del buono".

mercoledì 16 maggio 2018

Mafia: condanna di 30 anni per i boss del clan palermitano LoPiccolo

I capimafia Sandro e Salvatore LoPiccolo

Si chiude il processo partito dall' operazione Addiopizzo5.
La Cassazione ha confermato 12 delle 25 condanne emesse in Appello a boss, gregari ed estortori infliggendo un duro colpo al clan palermitano dei Lo Piccolo.
Il tutto ha seguito la decriptazione dei pizzini trovati nel covo dove terminò la lunga latitanza (25 anni) dei capimafia Salvatore e Sandro Lo Piccolo, padre e figlio.

La mappa del potere passava per Capaci, Cinisi, Terrasini. Complessivamente nelle cinque operazioni gli agenti della Squadra mobile di Palermo arrestarono 184 persone e portarono a galla 87 estorsioni.
Le pene definitive vanno dai 30 dei due capimafia, per passare ai 5-19 anni degli altri membri del clan mafioso.
I dettagli con i nomi dei condannati al link

lunedì 14 maggio 2018

Art. 416 bis: per ricordare ai mafiosi e agli onesti, cos'è un atteggiamento mafioso

 di Lapenna Daniele


Cos'è un' associazione di stampo mafioso?
Qual è l' atteggiamento che può esser definito mafioso?

Qualche giorno fa ho ripreso, sul blog "Il Ventunesimo Secolo" un articolo di un giornalista di Tiscali.it che parlava dell' arresto di due esponenti del clan Casamonica. Questi (il giornalista) spiegava che i metodi utilizzati da questi "signori" non è mafia, ma solo violenza-spettacolo.

Ebbene, non che voglia far polemica, ma, nel mio articolo, ho dimenticato di menzionare un qualcosa che può insegnare, a questo giornalista, cosa sia un atteggiamento mafioso.

L' ART. 416 BIS
Fino al 1982, per far fronte ai delitti di mafia, si faceva ricorso all' art. 416 del codice penale (Associazione per delinquere), ma tale reato risultò debole contro una mafia che, come una piovra, aveva i tentacoli dappertutto, persino in politica, utilizzando metodi coercitivi per arricchirsi e minacciare onesti cittadini.

Il 3 settembre 1982, l'uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e la successiva reazione di sdegno da parte dell'opinione pubblica, portò il governo in carica [Governo Spadolini II], nel giro di venti giorni, a formulare e introdurre l' art. 416-bis, con la legge n. 646/1982, cercando così di perseguire in modo più incisivo ed efficace il dilagare del fenomeno mafioso.

L' articolo fu arricchito ulteriormente (la parte con la nota 4 e 5, relative alla mafia nella politica e, in particolare, dell' esercizio di voto) dopo la strage di Capaci, del 23 maggio 1992 dove perse la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta, e la strage di Via d' Amelio, il 19 luglio 1992, dove morì Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta.

COSA È L' INTIMIDAZIONE
In una parte dell' art. 416-bis si legge che il gruppo di persone attua un atteggiamento mafioso quando si avvale della forza di intimidazione, condizione di assoggettamento e di omertà.
Sull' intimidazione, ovvero (dal dizionario Treccani) «Atto o parole di minaccia, che hanno lo scopo di incutere timore e costringere ad agire o a desistere da un’azione con lo stimolo della paura», vi è una nota esplicativa che riporta «non necessariamente deve esservi il ricorso ad atti di minaccia, deve però sussistere un alone penetrante e avvertibile di presenza intimidatoria e sopraffattrice, frutto di uno stile di vita consolidato nel tempo».

Le minacce, frasi del tipo « Qui comandiamo noi » o « Se chiami la polizia ti spacco la testa » sono frasi da atteggiamento mafioso.

In fondo al post ci sono le note numerate tra parentesi.

venerdì 11 maggio 2018

19enne condannata a morte per aver ucciso il suo stupratore.Il web si mobilita per Noura

#justiceforNoura #HumanRights #MaritalRape #Rape #Sudan #Justice

« È ancora completamente scioccata dopo la sua condanna oggi », ha detto alla CNN il dottor Adil Mohamed Al-Imam, uno degli avvocati di Noura Hussein, una ragazza di 19 anni condannata a morte per aver ucciso, con un coltello, suo marito.
Noura, tra 15 giorni sarà impiccata.

LA SPOSA BAMBINA (STUPRATA)
Siamo in Sudan. Costretta a sposarsi a 15 anni con un uomo molto più grande di lei, Noura fuggì da casa cercando rifugio dalla zia per tre anni. Fu ingannata da suo padre che la consegnò alla famiglia di suo marito. Dopo che Noura rifiutò di consumare il matrimonio, la ragazza fu violentata.
Quando i parenti di suo marito, un fratello e il cugino, la trattennero mentre veniva violentata, così come ha spiegato Al-Imam alla CNN, la ragazza non ha sopportato più queste violenze. Il giorno dopo suo marito cercò di violentarla di nuovo, ma lei lo pugnalò a morte. Quando è andata dai suoi genitori per chiedere aiuto, loro l'hanno consegnata alla polizia.

Il ricercatore sudanese di Amnesty International, Ahmed Elzobier, ha spiegato che è stata la prima volta che un caso di questa natura abbia attirato tanta attenzione. «In Sudan, lo stupro coniugale avviene spesso ma la gente non ne parla», ha spiegato.

È partita una petizione su change.org con l' hashtag #justiceforNoura

Ci sono 15 giorni prima della condanna a morte, e l' intero web e diversi politici (anche italiani) si sono mobilitati per fermare questa esecuzione.

dal profilo Twitter


I sostenitori di Noura hanno riempito l'aula a Omdurman, in Sudan, riempiendo l'atrio esterno mentre il giudice annunciava la pena di morte. La famiglia del marito della 19enne ha rifiutato l'opzione di perdonarla e anche il risarcimento economico, chiedendo che venga giustiziata.


La felicità è nelle tue mani - Il nuovo libro di Lapenna Daniele

LA FELICITÀ È NELLE TUE MANI


Sinossi:
Il Buddhismo non è una religione, il Buddha non era un Dio, non obbligava a credere in una divinità o a seguire i suoi insegnamenti, ma insegnava solo come eliminare la sofferenza.
Ogni giorno ci capita di mettere in pratica il Buddhismo senza saperlo, e questo, per il Buddha, significava seguire i suoi consigli. 
Questo libro non ha lo scopo di spiegare al lettore quanto era straordinario il Buddha, ma quanto straordinari siete voi.
Prendendo come riferimento il Canone Pali, la grande mole di scritti sulla vita di Siddhartha, si approfondirà il vero insegnamento del Buddhismo, scoprendo che non si tratta di una religione, ma di una specie di filosofia che ci invita a comprendere la nostra vita da soli, senza perdere tempo a imparare a memoria certe pratiche, o a purificarci bagnandoci in acque sacre, ma aprendo gli occhi e la mente di fronte alle nostre emozioni quotidiane, affrontandole e raggiungendo la vera felicità.

Scarica GRATUITAMENTE il Pdf con l' antemprima del libro al link
https://drive.google.com/open?id=1CBitOB91D1jFlD1VPf1sYuTy8jWOdzlD

COME E DOVE ORDINARLO
Puoi ordinarlo direttamente dal sito dell' editore Youcanprint, a questi link:
Cartaceo            ISBN  9788827827871
oppure Ebook    ISBN   9788827827710

Oppure anche da una qualsiasi libreria fisica. Basta che tu fornisca al libraio il nome del libro e dell' autore oppure solo il codice identificativo ISBN. Il libro giungerà alla libreria e lo pagherai senza alcun costo aggiuntivo.

Ordinabile da un qualsiasi store on line (Ibs, Amazon, Libreria Universitaria, etc... )

giovedì 10 maggio 2018

Clan Casamonica e Spada come Cosa Nostra? Macché mafia, è solo violenza-spettacolo.I veri mafiosi sono altri

di Lapenna Daniele


Che sia solo una polemica o un modo per ottenere tante visualizzazioni, non cambia la sostanza dell' articolo: i clan Casamonica e Spada non sono come Cosa Nostra.

Dal sito Tiscali.it, ecco l' articolo dell' editorialista Guido Ruotolo che commenta la motivazione dell' arresto di quattro esponenti del clan Casamonica dopo l' aggressione a un disabile e al titolare di un bar nel quartiere Romanina, frazione di Roma.
Sottolinea che il loro atteggiamento è solo « violenza spettacolo » e non « atteggiamento mafioso ».

ROMA NON È CORLEONE
Il Gip di Roma ha convalidato l' arresto con l' accusa del « metodo mafioso atto a riaffermare il loro dominio sul territorio ». Il giornalista di Tiscali spiega che è stata un' aggressione senza dubbio violenta nei confronti della disabile, ma sul fatto che i Casamonica siano paragonabili ai mafiosi di Cosa Nostra e ai loro atroci delitti degli anni 80 e 90, commenta « Non ci credo. Mi dispiace ».

Prosegue « Che la Procura di Roma decida di contestare l’aggravante del metodo mafioso è una decisione culturalmente importante Ostia, poi, nell’immaginario collettivo, è peggio di Corleone o di Locri. Roberto Spada con quella testata assestata al giornalista Rai è diventato un macellaio al pari di Giovanni Brusca che le sue vittime le scioglieva nell’acido » 

Dunque, una testata, gli atti di estorsione, il traffico di stupefacenti, le minacce, non sono atteggiamenti mafiosi. No. E come hanno potuto, i Casamonica, costruirsi una villa del genere? Beh, potrebbero aver ereditato grosse somme dai nonni, ed esser, contemporaneamente, grandi risparmiatori. Eppure, secondo la Direzione Investigativa Antimafia, il patrimonio dei Casamonica è stimato in 90 milioni di euro.

I MAFIOSI UCCIDONO, NON DANNO TESTATE
L' assassinio del magistrato Antonino Saetta,
avvenuto il 25 settembre 1988
ad opera della mafia palermitana
« Però » prosegue Guido Ruotolo « io credo che la mafia non reagirebbe alla presenza di una troupe televisiva dando una testata al giornalista (sembra che si sia scatenata una competizione tra giornalisti a chi viene aggredito). È come se alla informazione spettacolo, il malavitoso rispondesse con la violenza-spettacolo. Francese, De Mauro, Fava, Siani, Spampinato, Rostagno, Impastato, Cristina, furono tutti ammazzati perché con il loro lavoro, le loro inchieste giornalistiche avevano dato fastidio ai poteri criminali ».

L' ultima frase, se penso di aver compreso bene il significato, è molto disgustosa. Significa, forse, che, se un giornalista, a seguito di pesanti minacce di morte, non venisse ucciso, è perché i soggetti minacciatori non sono dei mafiosi ma solo delle "teste calde" che non ammazzerebbero neanche un agnellino?
I mafiosi di Cosa Nostra o i Camorristi - allo scrivere dell' editorialista - sono veri mafiosi perché uccidevano con decine di colpi di pistola, con gli esplosivi, o sciogliendo nell' acido le vittime, ancora vive.

Federica Angeli nel "feudo" Casamonica: "L'arroganza delle ville, la prepotenza dei pedaggi"



Ville lunghe un intero isolato, muretti che invadono il marciapiede, pedaggio a chi si avventura nei vicoli della Romanina: la giornalista di Repubblica Federica Angeli, sotto scorta dal 2013 a causa di minacce subite dopo le sue inchieste contro i clan mafiosi nel laziale, racconta le vie e i luoghi del "regno" dei Casamonica, potente famiglia di Roma Est che secondo i magistrati avrebbe accumulato 90 milioni di euro grazie alle attività criminali. 
Ora il clan si ritrova nuovamente al centro dei riflettori a causa dell'aggressione al titolare e a una cliente disabile del Roxy Bar avvenuta nel giorno di Pasqua.

Servizio di Federica Angeli e Francesco Giovannetti

sabato 5 maggio 2018

Vuole farsi un selfie vicino ad un orso: viene ucciso. VIDEO


Voleva farsi un selfie con un orso ferito, ma è stato sbranato dall'animale sotto gli occhi atterriti di alcuni passanti che hanno ripreso la sua tragica morte con i telefoni cellulari. E proprio uno di questi video è stato pubblicato dal quotidiano britannico Independent, che riporta la notizia.

È successo in India, nel distretto di Nabarangpur dello Stato di Orissa (Est): l'uomo, Prabhu Bhatara, stava tornando da una festa di nozze a bordo di un suv con alcuni amici quando si è fermato per fare pipì e ha visto l'orso sul ciglio della strada.

È in quel punto che ha deciso di approfittarne per farsi un selfie: i suoi amici lo hanno sconsigliato di avvicinarsi all'animale, sia pur ferito, ma lui non ha voluto sentire ragioni ed è stato attaccato non appena si è messo in posa accanto all'orso. Il video pubblicato online dal giornale dura pochi secondi e non mostra le fasi finali della lotta tra Bhatara e l'imponente animale, che ha continuato il suo attacco nonostante sia stato morso da un cane randagio arrivato in aiuto dell'uomo.

Questi, ha detto un ranger locale, Dhanurjaya Mohapatra, «è morto sul posto»: «L'orso è in cura per le ferite che aveva», ha aggiunto. L'India, scrive il giornale, ha registrato il più alto numero di morti al mondo legate ai selfie tra il marzo 2014 e il settembre 2016, con 76 decessi su un totale di 127.



msn.com

Il "Casu Marzu" sardo è uno dei cibi più pericolosi al mondo


di Lapenna Daniele


Anche se molti non lo sanno, esiste una lista con i cibi più pericolosi al mondo. Si tratta di cibi che possono causare la morte o gravi problemi di salute.
Troviamo ad esempio l' ackee, un frutto che assomiglia a un peperone e cresce in alcune isole dei caraibi, i cui semi sono altamente tossici, oppure il fugu, ovvero il pesce palla giapponese che contiene alte dosi di tetradotossina, ma troviamo anche un alimento italiano: il casu marzu. o casu frazigu (formaggio fradicio).

Si tratta di formaggio pecorino colonizzato dalle larve della mosca casearia (Piophila casei): il formaggio viene lasciato a disposizione delle mosche le quali depongono le loro uova permettendo, così, la nascita di quei vermi (vivi) tipici del formaggio.

Anche se è conosciuto come prodotto tipico della Sardegna, è prodotto e tramandato anche dagli abitanti delle altre regioni italiane (oltre che esser un prodotto conosciuto e prodotto anche in Corsica) come Abruzzo (marcetto), Basilicata (casu cu i vierm), Liguria (gorgonzola co i grilli, ovvero i vermi), Friuli (salterello), Emilia Romagna (urmai nis), Puglia (frmag punt), Calabria (casu du quagghiu), Molise (caciè punt),  Piemonte (bross ch'a marcia) e Veneto (formaio coi bai).

Il casu marzu sardo, però, è inserito nell' elenco dei cibi più pericolosi al mondo. Sul sito dei Guinness World Records, troviamo la descrizione:
« Il formaggio più pericoloso per la salute umana è il Casu Marzu (o "formaggio marcio"), un formaggio di latte di pecora prodotto illegalmente considerato una prelibatezza in Sardegna, Italia. È essenzialmente un formaggio pecorino lasciato a marcire, dove le mosche possono deporre uova con conseguente migliaia di vermi (larve di mosche) che lo infestano. Gli enzimi prodotti da questi larve favoriscono il processo di fermentazione del formaggio, che a sua volta aggiunge al gusto desiderato di esso. I pericoli possono verificarsi quando i vermi, una volta consumati, possono sopravvivere all'acido dello stomaco per passare attraverso le pareti dell'intestino, causando vomito, dolore addominale e diarrea sanguinolenta »

domenica 29 aprile 2018

Bambini sfruttati nelle piantagioni di cacao. Si apre una nuova class-action contro il colosso Nestlè

di Lapenna Daniele


#minori #bambini #lavoro #sfruttamentominorile  #Nestlè


In un mio articolo-inchiesta datato Marzo 2016 intitolato
"Le multinazionali e lo sfruttamento minorile: dalla Benetton alla Coca Cola, dalla Apple alla Mattel, aziende che guadagnano sulla morte e sulla sofferenza dei bambini ", svelai non solo le condizioni dei lavoratori adulti nel mondo, ma soprattutto quelle dei minorenni che lavorano producendo prodotti per delle famose multinazionali (ovvero aziende con redditi miliardari che hanno tante, diverse sedi in decine e decine di nazioni nel mondo).
Nell' articolo partii dalla storia di Iqbal Masih, bambino pakistano che lavorò come fabbricatore di tappeti dall' età di 4 anni, per raccontare l' orribile sfruttamento dei bambini di oggi nel mondo.
Oggi può sembrare strano che ci siano bambini che lavorino, specie se molto piccoli, ma in tante nazioni lontane dal cosiddetto "Primo Mondo" è una realtà costante.

BAMBINI RACCOGLITORI DI CACAO
Di recente è stata aperta una nuova class action (a seguito di quella aperta nel 2015 dai cittadini della California) contro la multinazionale Nestlè in merito a diversi suoi prodotti contenenti cacao il quale, a quale viene evidenziato, è raccolto da bambini.

La denuncia, seguita da un grande studio legale, fu sollevata per via dello sfruttamento di minori nella raccolta di cacao nelle piantagioni in Costa d' Avorio. Inoltre, anche i prodotti per animali (in particolare, il cibo per gatti) sembrerebbero derivare dallo sfruttamento di minori utilizzati nella raccolta di frutti di mare nelle acque della Thailandia, Indonesia, Birmania e Cambogia. Siccome in queste nazioni è frequente trovare bambini lavoratori (così come in molte altre nazioni dell' Asia oltre che Sud America), diviene facile per i consumatori ipotizzare sia vero.

La Nestlè, dal canto suo, ha risposto alle accuse affermando "Il lavoro minorile non fa parte della nostra filosofia aziendale"  spiegando che, negli ultimi anni, hanno investito molto denaro per migliorare le condizioni dei lavoratori delle piantagioni di cacao, impedendo lo sfruttamento di minori.
Steve Berman è l' avvocato impiegato nella causa, e il suo studio è nello Stato di Washington. Afferma che sono stati i consumatori a richiedere un esposto dacché erano indignati dal fatto che i dolciumi che consumavano, avevano un sapore oscuro.

Giulio Andreotti e Cosa Nostra:la verità del processo per mafia in un libro


#mafia #politica #cosanostra #statomafia


Venticinque anni fa, era il 4 marzo del 1993, il senatore Giulio Andreotti fu iscritto nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Palermo con l'ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa per i suoi intensi rapporti con i capi della Cosa Nostra siciliana del noto boss totò Riina. Come finì il processo?
«Assolto! Assolto! Assolto!», urlò l'avvocato difensore Giulia Bongiorno (oggi senatrice, entrata in Parlamento con il partito Lega Nord Salvini) una frazione di secondo dopo la lettura della sentenza, la mattina del 15 ottobre del 2004 (lo spezzone dell' urlo festoso nel video poco più sotto). E, da quel momento, il mondo intero venne a conoscenza che l'imputato Andreotti Giulio fu ingiustamente infamato da una ciurma di pentiti a cui avevano dato ascolto magistrati molto "politicizzati". Andò veramente così?

ANDREOTTI NON FU ASSOLTO
"La verità sul processo Andreotti" (Editori Laterza, pagg. 144, euro 12) è un libro uscito quest' anno che fa luce su ciò che di vero e di falso fu detto in merito a quel processo e su Andreotti. La minuziosa ricostruzione dell' inchiesta giudiziaria è firmata dall'ex procuratore capo Gian Carlo Caselli e dal suo aggiunto Guido Lo Forte, entrambi in pensione.

Quel che si evidenzia è che Andreotti non fu assolto. Il verdetto ultimo della Cassazione affermò che era stato commesso il reato di associazione a delinquere semplice (l'assoluzione, e per giunta con "l'insufficienza di prove", era per l'associazione mafiosa) fino ad una certa data e contemporaneamente, il suddetto reato, fu dichiarato estinto per prescrizione.



COME ANDO' IL PROCESSO?
I giudici di primo grado, nel 1999, assolsero Andreotti per l’articolo 530 comma 2, paragonabile alla vecchia insufficienza di prove. L' articolo, infatti, riporta:
« Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione anche quando manca, è insufficiente o è contraddittoria la prova che il fatto sussiste, che l'imputato lo ha commesso, che il fatto costituisce reato o che il reato è stato commesso da persona imputabile »

L’appello del 2003, invece, decretò il “non doversi procedere… in ordine al reato di associazione per delinquere… commesso fino alla primavera del 1980, per essere lo stesso reato estinto per prescrizione“; nel 2004 la Cassazione confermò la sentenza.
Dunque, sino al 1980 Andreotti aveva commesso il reato di associazione per delinquere con Cosa nostra ma, dopo, diventa innocente dacché avvenuti i termini prescrittivi.

Dalla sentenza d' appello del processo, confermata dalla Cassazione, su Giulio Andreotti, viene riportato che
« con la sua condotta (…) ha, non senza personale tornaconto, consapevolmente e deliberatamente coltivato una stabile relazione con il sodalizio criminale ed arrecato, comunque, allo stesso, un contributo rafforzativo manifestando la sua disponibilità a favorire i mafiosi ».


FONTI E LINK UTILI
  • http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/02/01/andreotti-assolto-cosi-una-fake-news-ha-negato-i-rapporti-politica30.html
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/27/giulio-andreotti-assolto-la-fake-news-smontata-nel-libro-di-caselli-e-lo-forte/4117860/
  • Andreotti e Cosa Nostra
    https://www.youtube.com/watch?v=LuVJ9Im8lQU
  • http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/libri/2018/01/13/arriva-la-verita-sul-processo-andreotti_2108d15a-ac01-4041-b3e7-2174fa76d0e4.html
  • https://www.ibs.it/verita-sul-processo-andreotti-libro-gianfranco-caselli-guido-lo-forte/e/9788858130636

lunedì 23 aprile 2018

«Ai miei tempi si educava con i ceffoni».E infatti sei cresciuto male. Ecco perché uno schiaffo non serve, anzi, è solo un danno

di Lapenna Daniele

Un piccolo di pochi mesi si avvicina ad un adulto che sta mangiando, provando a prendere quel cibo: l’ adulto gli urla, gli dà un morso, e il piccolo fugge via, ferito. Non sa perché l’adulto abbia fatto così, visto che lui (il piccolo) aveva solo fame. Parliamo di animali.
Se è l’ uomo a picchiare un bambino o un ragazzino, si tratta di giusta educazione, oppure è solo un modo per tentare di imporre l’ insegnamento giusto nel modo sbagliato?

LO SCHIAFFO È REATOCome riporta il sito LaLeggeperTutti  
«Il codice penale [Art. 571 cod. pen.] prevede il reato di abuso dei mezzi di correzione proprio per sanzionare la condotta del genitore che tira uno schiaffo a un figlio per educarlo ma gli fa tanto male da procurargli una lesione. Il reato scatta anche per un solo schiaffo. Non è necessario che il gesto venga ripetuto e, se la condotta viene ripetuta, si rientra nel reato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali»
«Io sono stato cresciuto a suon di ceffoni, e due schiaffi non hanno mai fatto male»
Ottimo. Bel ragionamento di merda.
Prendiamo un bambino di 4/5 anni. È curioso, esplora il mondo, e siccome non nasce sapendo già cosa sia giusto fare nella vita e cosa non lo sia, come può conoscere il corretto modo di comportarsi? Se tocca un oggetto altrui, siccome l’ uomo è dotato di parola, è bene che gli spieghi che non si fa. Bisogna parlare. 
L’ essere umano ha la ragione e la parola, cosa che un animale non ha. Se si usa uno schiaffo, si è animali (che comunque sono amorevoli quando si occupano dei loro piccoli, dunque, “animale” non è un’ offesa).


  1. Ha un effetto solo momentaneo:
    nella maggior parte dei casi, dopo lo schiaffo, il bambino riprende il comportamento che ha fatto reagire il genitore nel giro di 10 minuto (ricerca del 2014 pubblicata su Journal of Family Psychology);
  2. Non aiuta ad imparare il comportamento corretto: lo schiaffo infatti comunica solo che quello che sta facendo non va fatto, ma non propone un’alternativa accettabile e desiderata che il bambino possa imparare.
    Inoltre, Olivier Maurel dell’Osservatorio francese sulla Violenza Educativa Ordinaria descrive in breve a cosa porta lo schiaffo: “Nell’immediato, il bambino picchiato ubbidisce spesso all’ordine che ha ricevuto per paura delle botte. Ma per lui è anche la prima esperienza di viltà”. “Spesso ricomincia alla prima occasione ma di nascosto: prima esperienza di ipocrisia. Infine, può provare piacere a sfidare i genitori; prima esperienza di provocazione. Viltà, ipocrisia, provocazione: è davvero questo che i genitori vogliono insegnare ai loro figli?”.
  3. Aumenta la tendenza del bambino ad essere aggressivo: come le ricerche sottolineano (ad esempio, Elizabeth T. Gershoff nel 2008), le sculacciate portano a un senso di chiusura e di rabbia nel bambino, in quanto spesso non gli è nemmeno chiaro cosa ha fatto di male. C’è però un diffuso senso di rivalsa verso i più deboli: il bambino sente che l’adulto usa su di lui il proprio potere e il bambino lo farà con chi sente più debole di lui (di solito i fratelli minori o i compagni di scuola percepiti come meno forti).


BAMBINI SCHIAFFEGGIATI, ADULTI VIOLENTI
I bambini che hanno ricevuto schiaffi, calci e percosse da genitori e dai maestri (ai quali è stata data carta bianca dai genitori), sono, oggi, adulti sereni e quieti, oppure in rabbia o odio contro il mondo?
Chi, da piccolo, ha ricevuto percosse, soffrendo dolore, reprimendo i suoi pensieri, non capendo perché sbagliava, vedendo schiacciare la sua richiesta di aiuto (i bambini iperattivi, spesso, vogliono attenzioni), oggi, da adulto, pensa sia giusto malmenare un bambino, oppure pensa che la violenza sia brutale e orribile?

Gli adulti che oggi sono violenti, secondo voi, sono stati bambini felici?
Pensate che sono stati adolescenti spensierati?
Pensate che un genitore si sia seduto accanto a lui chiedendogli come sia andata la giornata?
Pensate che abbia lasciato lui la libertà di decidere per la sua vita offrendo appoggio?
Pensate che abbia insegnato lui cosa fosse giusto e cosa fosse sbagliato?

Ricordate che gli adulti di oggi, sono stati dei bambini, ieri,
e che i bambini e ragazzini di oggi, saranno gli adulti di domani.
Se gli adulti violenti di oggi erano i bambini sofferenti di ieri,
i bambini sofferenti di oggi saranno gli adulti violenti di domani.

La Natura, il cosmo, Dio, Brahma, Allah o chi volete voi ci ha dotato di parola.
Usiamo la parola
per educare, per insegnare, per chiedere aiuto, per dare aiuto
e smettiamola di fare i giusti usando le mani.

Se hai della rabbia quotidiana, è perché stai soffrendo, perché stai male.
Una persona felice non va in giro a far soffrire gli altri, non credi?
Smetti di vivere nell’ odio, deponi la tua arma e inizia a chiedere aiuto,

sabato 21 aprile 2018

Gli Stati Uniti possiedono più di 7mila testate nucleari,la Korea del Nord meno di 15: chi fa più paura?

di Lapenna Daniele

#nucleartest #nucleare #northkorea #usa #trump #kimjongun

Notizia fresca fresca di giornata: "Corea del Nord, Kim Jong-un: "Da oggi stop ai test missilistici, pronti a chiudere sito nucleare".
Non poteva esserci un' immediata risposta di Donald J. Trump alla notizia. Lo fa scrivendo su Twitter: "Una grande notizia per la Corea del Nord e per il mondo intero".
Il leader supremo della Repubblica Popolare della Corea del Nord ha deciso di sospendere i test nucleari e missilistici, anche se il sito Avvenire rileva, forse, una tattica da parte di Kim Jong-un: «Poiché il carattere operativo delle armi nucleari è stato verificato» spiega il leader coreano in una riunione del Comitato centrale del partito  «non è più necessario per noi condurre test nucleari o lanciare missili a medio e lungo raggio o ICBM» e conclude «Il sito di test nucleari nel nord ha adempiuto alla sua missione». 
Dunque, la fine dei test è avvenuta solo perché non c'è più il bisogno di farli: i risultati si sono ottenuti, e va bene così. Trump è contento, Kim forse no, ma chi fa più paura? Chi possiede, nel mondo, più testate nucleari? E chi le ha utilizzare per uccidere?

GLI STATI UNITI: PIU' DI 7.000 TESTATE NUCLEARI,
DIVERSI TEST E TANTISSIMI MORTI
I soldati fotografati davanti all' Enola Gay che avrebbe
poi sganciato la bomba con la quale
uccisero i cittadini di Hiroshima
Gli Stati Uniti d'America furono la prima nazione al mondo a costruire e testare un'arma nucleare: il 16 luglio 1945, durante il cosiddetto test "Trinity", un ordigno sperimentale a base di plutonio ("The Gadget") fu fatto detonare nel deserto fuori la base militare di Alamogordo, nel Nuovo Messico, generando un'esplosione atomica di 19-21 chilotoni. Il programma nucleare statunitense (progetto Manhattan) era stato avviato già nel 1939.
Gli Stati Uniti sono anche l'unica nazione ad aver impiegato in guerra armi nucleari: il 6 agosto 1945, il bombardiere Enola Gay, sganciò un ordigno all'uranio (chiamato "Little Boy", ovvero ragazzino) sopra la città giapponese di Hiroshima, esplodendo con la forza di 15 chilotoni uccidendo immediatamente 118.661 persone tra adulti, anziani e bambini, causando danni permanenti fisici e psicologici ad altrettante migliaia di persone e provocando altre morti nei giorni o mesi seguenti ai sopravvissuti a causa delle radiazioni nucleari.
Il 9 agosto seguente, un secondo ordigno al plutonio ("Fat Man", che significherebbe "ciccione") fu fatto detonare sopra la città di Nagasaki, generando un'esplosione di 21 chilotoni ed uccidendo 73.884 persone. Anche qui vi furono feriti con danni permanenti e persone che morirono nei mesi seguenti a causa delle radiazioni.

venerdì 20 aprile 2018

Cassazione: la multa è illegittima se l'automobilista è ignoto


Non e' automatico che scatti una sanzione per il proprietario di un veicolo che non è in grado di indicare chi fosse alla guida del mezzo al momento di un'infrazione al codice della strada. La Cassazione (seconda sezione civile) ha infatti chiarito che in questi casi la valutazione spetta al giudice, che dovra' verificare nel dettaglio le particolarita' dei singoli casi.

La Suprema Corte ha cosi' confermato la sentenza con cui il tribunale di Bari aveva accolto il ricorso di una donna, la quale affermava di aver comunicato tempestivamente alla Polizia municipale di "non essere in grado di indicare le generalità di chi era alla guida del veicolo di sua proprietà al momento dell'originaria infrazione" sia perché era trascorso un notevole lasso di tempo - quasi 4 mesi - dalla notifica della multa, sia perché il mezzo veniva utilizzato non solo da lei, ma anche dalle figlie e dal marito. 

Il Comune del capoluogo pugliese aveva invece chiesto il rigetto del ricorso, rilevando come il codice della strada (articolo 126 bis) preveda che "il proprietario del veicolo è sempre tenuto a conoscere le generalità di colui al quale affida la conduzione del mezzo e, nel caso in cui non sia in grado di comunicarle, risponde a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull'affidamento dei veicolo stesso". 
La Cassazione, invece, ha condiviso l'orientamento dei giudici di merito: per l'applicazione della sanzione prevista in casi del genere per il proprietario del mezzo, "occorre distinguere tra il comportamento di chi si disinteressi della richiesta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, non ottemperando così in alcun modo all'invito rivoltogli (contegno per ciò solo meritevole di sanzione) - si legge nell'ordinanza della seconda sezione civile - e la condotta di chi abbia fornito una dichiarazione di contenuto negativo, sulla base di giustificazioni, la idoneità delle quali ad escludere la presunzione relativa di responsabilità a carico del dichiarante deve essere vagliata dal giudice comune, di volta in volta, anche alla luce delle caratteristiche delle singole fattispecie concrete sottoposte al suo giudizio".

FONTE

mercoledì 18 aprile 2018

«Fermiamo il genocidio della razza bianca».Sul social G+ immagini che incitano allo sterminio degli extracomunitari e la difesa della razza bianca europea

di Lapenna Daniele


Anche se molti non lo sanno, oltre a Facebook, esiste un altro social network: Google Plus.
Qui si trovano più o meno gli stessi utenti (anche se in misura minore) che si trovano su Facebook, come quelli che incitano all' odio e al chiaro razzismo, ovvero la difesa della propria razza anche con l' attacco esplicito alle altre "razze".

Il manifesto a destra è stato pubblicato da un utente, un certo Herr Z, sul proprio profilo GooglePlus (questo il link al post).
In italiano, dice questo:

«La tua eredità e la tua cultura sono state erose, le nostre linee di sangue diluite
Dal Sud Africa all'Europa settentrionale, si sta svolgendo un genocidio bianco, ogni nazione bianca si sta trasformando in un pozzo nero di razze ibride e il tutto nel nome della diversità! Questa parola significa l'inizio della fine della cultura bianca. 
Un piano ebraico per liberare il mondo da noi e il nostro modo di vivere, ogni uomo bianco ha ora il dovere di resistere, combattere e preservare ciò che abbiamo, questa è una battaglia per la sopravvivenza!

Non è un crimine amare la tua razza.
Il crimine, per te, è restare in disparte e non fare nulla per proteggerti.
Dobbiamo educare i nostri giovani affinché abbiano gli strumenti per portare avanti la lotta, dobbiamo fermare l'indottrinamento marxista dei bambini bianchi nelle scuole».

Inoltre, sul suo stesso profilo, appare anche un altro post, ancora più sconvolgente, intitolato "Regione Lombarda: CALENDARIO VENATORIO 2018":

Il post è del 25 febbraio 2018, ed è ancora lì. Nonostante ripetute segnalazioni di diversi utenti, il post non è stato rimosso.